VeltroniDopo aver letto il libro se potessi, farei una domanda a Walter Veltroni gli chiederei «Ma davvero lei pensa che noi ci abbiamo creduto, quando ha detto di non essere mai stato comunista?

Responsabilità, comunità, opportunità”. Sono le tre parole chiave per dare senso a un progetto riformista indicate da Walter Veltroni nel pamphlet E se noi domani – L’Italia e la sinistra che vorrei, edito da Rizzoli,

”La sinistra è l’idea di una società aperta, che favorisce l’eguaglianza delle opportunità. Altrimenti non è sinistra” spiega Veltroni nel libro. Partendo dal grave insuccesso elettorale e dal profondo disagio all’interno del Pd, Veltroni spinge per una svolta radicale capace di riaccendere l’entusiasmo e apre un dibattito sul sistema semipresidenziale e sulla definizione del rapporto tra società e politica.

“Quella del febbraio 2013, in termini quantitativi è la più grande sconfitta politica ed elettorale della storia della sinistra degli ultimi anni. E lo è ancora di più per la grave responsabilità di non aver vinto le elezioni e dato al Paese immediatamente un governo capace di dialogare con tutto il Parlamento e con tutta la comunità nazionale. Un vero governo del presidente fuori da maggioranze precostituite”. Lo è ancora di più perché la destra era crollata sotto i colpi della sua incapacità di governare e della spregiudicatezza di Berlusconi. La porta era vuota, il pallone era sul dischetto. Bisognava solo appoggiare la palla in rete. Mai era capitata, nella storia della sinistra, una occasione simile”. [...]

”La sinistra da troppo tempo si appassiona solamente, come un bambino ingenuo, alle dinamiche dei nomi e dei ruoli e così ha divorato decine di leader e smesso di pensare al suo compito reale: consentire all’Italia di avere quel governo riformista che non ha mai avuto”.

E se noi domani. L’Italia e la sinistra che vorrei. Un libro che guarda al futuro, scritto da uno degli esponenti di spicco della sinistra italiana. L’obiettivo, come suggerisce il sottotitolo, è quello di spingere a una svolta radicale della sinistra italiana che, secondo l’autore, se spesso appare conservatrice smette anche di assolvere il suo compito storico che, a giudizio di Veltroni, è sempre stato quello di trasformare e innovare.

Il libro è  un appello lanciato da un politico che si trova in una posizione ormai esterna ai ruoli del partito. Veltroni si augura infatti che la sinistra conquisti il cuore e il cervello della maggioranza degli italiani, «per apparire la forza della speranza e del cambiamento». E a giudizio di Veltroni non c’è più tempo da perdere. E se noi domani è un saggio, in cui analizzata la crisi della democrazia italiana e si apre un dibattito sul sistema semipresidenziale e sulla ridefinizione del rapporto tra società e politica. Contro l’egoismo sociale dominante, Veltroni formula la proposta, mai così esplicita, «di un patto tra i produttori, tra i lavoratori senza lavoro e gli imprenditori senza impresa, un patto per una “crescita felice” fondata sulla qualità e su nuove forme di partecipazione dal basso». In questo senso vanno le proposte sull’immigrazione (con la cittadinanza ai figli degli immigrati) o quelle sui diritti civili (per il riconoscimento legale del matrimonio fra persone che si amano, a prescindere dal loro sesso). Il libro mette in discussione alcune parole d’ordine divenute luoghi comuni, da “senza se e senza ma” a “non nel mio giardino”: parole d’ordine che hanno contribuito a indebolire proprio l’idea di una sinistra aperta e inclusiva.