LA MANIA DEL CURRICULUM

Quando mi sono trovato ad assumere persone ho sempre pensato che i curricula fossero ingannevoli: mettevano in evidenza aspetti insignificanti, mentre nascondevano lacune e mancanze. Tutti sanno che i candidati scrivono o riscrivono il proprio cv in base all’azienda a cui lo inviano, quindi spesso mi ritrovato con curricula perfettamente sovrapponibili, identici.

Ma adesso il cv va molto di moda e in Italia, per contrastare il fenomeno dei raccomandati figli di papà e nipoti di chissàchi, è diventato l’unico strumento di selezione per qualsiasi carica. Come se chi può vantare un buon cv, e viene scelto in base a quello che c’è scritto sopra, fosse già per questo meritevole.

Vittima di questa mania è anche, e soprattutto, il sindaco di Roma, Ignazio Marino. Lui, che si è presentato come il paladino della trasparenza, ha fatto del curriculum la sua arma, impropria. Infatti il primo cittadino capitolino, affidandosi a questo metodo per la designazione dei vertici di partecipate e non, è incappato in una serie di figuracce che hanno fatto quasi rimpiangere la “parentopoli” di Alemanno.

Nell’ordine, il neosindaco a settembre nomina Oreste Liporace capo della Polizia municipale, ma dopo poco si scopre che non aveva i requisiti per ricoprire quel ruolo. Poi viene fuori che il caposegreteria dei vicesindaco non aveva la laurea, poco male, ma per un’amministrazione che predica la meritocrazia non è proprio il massimo, quindi il malcapitato si dimette. Alla faccia dei cv, Marino ha anche nominato assessore e coordinatrice della giunta la sua ex portavoce, che sulla fiducia aveva tutte le caratteristiche per ricoprire questi ruoli.

Poi la scivolata clamorosa sulla nomina dei vertici Ama, sbandierata come la novità nell’ambito della pubblica amministrazione perché si andavano a tagliare i costi della politica riducendo il numero dei componenti dei cda. Benissimo, peccato che dopo poche ore il neoeletto Ivan Strozzi ha dovuto rassegnare le sue dimissioni: nel suo cv aveva omesso di essere indagato per traffico di rifiuti.

E infine il caso Atac dove a capo del settore che gestisce la metro A e B e Roma-Lido è stato messo Gennaro Maranzano, con non una ma ben due vicende giudiziarie pendenti. Maranzano infatti è stato rinviato a giudizio per “disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni” per l’incidente della metropolitana del 2006, quando due convogli si scontrarono presso la fermata di Vittorio Emanuele: una donna perse la vita e 235 persone riportarono delle ferite. Ma non solo, il neodirigente ha anche a suo carico una condanna di primo grado a 3 anni e 6 mesi per “omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario” per un incidente del 2003 a Civita Castellana, dove morirono due persone.

Certo è che al Comune di Roma arrivano curricula veramente lacunosi o forse chi li legge non è proprio attento, ma di sicuro si potrebbe consigliare al sindaco Marino di chiedere anche un certificato dei carichi pendenti quando si vanta di assumere qualcuno in base alla meritocrazia.