Nasce Marketicando il blog di Francesco Miscioscia.

Nasce con il preciso intento di suscitare discussioni sulle teorie del marketing e non dando risposte concrete che consentano di affrontare sfide in modo diretto.

Nasce in un luogo nel quale crediamo che gli “uomini di Marketing”, quelli professionalmente accreditati, possano trovare un’agorà nella quale si faccia Cultura.

Nasce con la consapevolezza che la crescente velocità di trasformazione delle economie da agricole a manifatturiere a economie con predominanza sui servizi è stata in generale causata da un mercato internazionale molto competitivo lasciandoci spiazzati. La politica economica ed imprenditoriale non ha saputo interpretare i cambiamenti di un mercato che diventava sempre più
globalizzato anzi come dice il Maestro “Glocal”.

Nasce per quegli operatori del marketing che hanno perso la responsabilità “etica” e “sociale” di far aumentare il benessere della società, incluso quella dei consumatori, dei dirigenti, degli azionisti e delle comunità
circostanti.

Nasce perché anche i dirigenti della pubblica amministrazione si facciano carico attivamente della responsabilità sociale e operino in maniera etica, perché la responsabilità sociale è l’insieme delle filosofie di marketing, delle politiche, delle procedure e delle azioni volte a migliorare il benessere della società.

Che cosa stia cambiando non è abbastanza chiaro, verso dove si vada, è ancora più difficile da comprendere. E’ certo che l’apparenza organizzata per decenni (o forse più) dal potere (qualunque esso sia e sia stato) per dare al nostro quotidiano una norma, un piccolo sistema di certezze (costruito sull’assenza e il rifiuto di punti fermi), si sta frantumando.

Questa che stiamo vivendo è una finestra temporale – inquietante e straordinaria – in cui tutto pare svelarsi nella sua essenza. E’ la fine del mito, e nel contempo la fine dei miti. Nella storia, raramente la realtà si é resa tanto palese: stiamo rotolando in un tempo neutro, precipitiamo, senza scopo, in modo asciutto e lineare. Stiamo partecipando a una piccola e meschina apocalissi di corpi che hanno smarrito le loro anime.

Forse é finito il tempo della confusione, dell’indecisione, dell’indefinito collettivo in cui il maschile si completava, gioco forza per sua debolezza, nel femminile e viceversa. É terminato, chissà, l’equivoco per il quale, in politica, la destra e la sinistra, una volta andate al potere, facevano una la politica dell’altra, lasciando sbigottiti e delusi gli elettori di entrambi gli schieramenti.

Mi pare ufficiale, siamo giunti (finalmente) al capolinea del cosiddetto post-moderno. A furia di teorizzare il cambiamento come se non ci fosse altro per le sorti magnifiche e progressive dell’umanità, che la negazione del dato, si è per anni strutturato un sincretismo di idee, di ambivalenze e di confusioni di forme. Infatti, esattamente come a furia di non credere a nulla, si finisce con il credere a tutto, sottraendo – come abbiamo fatto – valore a ogni idea, non abbiamo potuto legittimamente affermarne più nessuna.

Per decenni siamo stati indotti a credere che tutto fosse uguale a tutto (altro che nichilismo!) ed è andata a finire davvero così. Perché – come ci hanno insegnato, il quotidiano diviene struttura: così ogni sciocchezza ripetuta all’infinito c’é sembrata intelligente, ogni sordo suono di tamburo, per le nostre orecchie, é stata melodia.

Ora la malattia dello sviluppo, in altre parole, la finanza, ha imposto la cura: nel tramonto di un’era – questo è il paradosso – il sole pretende di illuminare anche la notte. Personalmente per quanto mi riguarda, mi accontenterei di un raggio di luna, e magari, del buon vecchio riferimento delle stelle. Vorrei, per evocare un classico dei poemi della letteratura, tornare a Itaca. Avere il coraggio di far fuori tutti i proci e tornare al fianco di Penelope. Vorrei, dunque, una politica che recuperasse e modulasse in chiave prospettica dei chiari e ancora inalienati riferimenti culturali, vorrei che i giovani trovassero lavoro grazie al proprio curriculum vitae, vorrei ricevere per quello che ho dato, vorrei essere in pace con la mia coscienza e insegnare ai miei figli che si può credere ben oltre la mera speranza.

Se nulla sarà come prima, allora, forse è anche finita la rappresentazione collettiva tanto dei pupi che dei pupari. Da parte mia sono convinto che l’origine di tutti i mali e di ogni possibile riscatto, passi attraverso il recupero della propria felicità.

Affinché si possa realizzare un principio definibile realmente di “marketing post-contemporaneo o post-moderno”, occorre partire proprio da una più stabile e più ampia definizione delle aree e delle funzioni del marketing aziendale moderno. Se il marketing nasce in azienda, in un ambito economico, per assolvere al compito a cui è chiamato ancora oggi (non diverso da quello tradizionale, ma solo più complesso), cioè generare valore finanziario, il profitto, anche in maniera nuova ed innovativa attraverso migliore conoscenza della nuova coscienza dei consumatori, esso si deve realizzare, e deve realizzare il profitto finanziario dell’impresa, “nella società”, nel mercato inteso come gruppo di persone in cui “…Il concetto di consumatore evolve verso un livello superiore. Soggetto non solo espressione di bisogni, ma anche e soprattutto di sentimenti, valori ed emozioni.

Allora a chi da oggi mi dirà, ancora una volta che nulla sarà come prima, potrò rispondere: certo, sarà meglio, molto meglio di prima.

Perché da oggi è nato Marketicando il blog del Marketink.

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